Siamo la Ricerca e il Ricercatore
di noi stessi.
Gurdijeff.
Secondo Gurdijeff , l'essere umano vive abitualmente in uno stato di sonno. Non si tratta del sonno fisico, quello che ci rigenera durante la notte, ma di una condizione interiore nella quale pensieri, emozioni e comportamenti si susseguono quasi automaticamente. Ci muoviamo, parliamo, scegliamo, amiamo e perfino soffriamo senza essere individui unici e coerenti , ma spesso siamo soltanto un insieme di "io" diversi, che si alternano senza conoscersi.
In questa prospettiva , la ricerca di noi stessi non è un'attività intellettuale né una semplice riflessione psicologica. E' un cammino di risveglio. E la sua caratteristica più radicale è questa: noi siamo contemporaneamente la ricerca e il ricercatore . Non esiste , da una parte, un osservatore completamente separato e , dall'altra, un'identità già pronta da scoprire . Il ricercatore stesso deve trasformarsi durante il percorso. Cercando noi stessi, impariamo a vedere chi sta cercando, con quali motivazioni, con quali illusioni e con quali resistenze.
Gurdjieff mette in discussione la nostra convinzione di possedere una volontà stabile. Pensiamo di decidere , ma molte delle nostre azioni sono determinate da abitudini , impulsi , paure e desideri contraddittori. Al mattino promettiamo di essere pazienti; poche ore dopo reagiamo con irritazione. Decidiamo di dedicarci a qualcosa di importante , ma veniamo distratti da stimoli insignificanti. Una parte di noi vuole cambiare, mentre un'altra preferisce rimanere identica. E spesso nessuna delle due è realmente consapevole dell'altra.
Questa frammentazione è il punto di partenza della ricerca. Non dobbiamo condannarci , ma osservare. L'osservazione di sé , per Gurdjieff, è una pratica concreta: guardare i propri pensieri , le emozioni, i gesti e le reazioni senza giustificarli né condannarli immediatamente. Significa accorgersi di come camminiamo, di come ascoltiamo, di come interrompiamo gli altri , di come cerchiamo approvazione o fuggiamo dal disagio. E' un'attenzione vigile che non si limita a sapere qualcosa su di noi, ma ci mette in contatto diretto con ciò che siamo in quel momento .
Tuttavia , osservare non è sufficiente. Possiamo diventare abili nel descrivere i nostri meccanismi senza modificarli realmente. Per questo Gurdjieff parla del "ricordo di sé" : ricordarsi di essere presenti mentre si vive. Non basta osservare la rabbia ; occorre accorgersi, nel momento stesso in cui la rabbia nasce , che siamo lì , presenti, e che non siamo completamente identificati con essa . Non basta riconoscere la paura; dobbiamo percepire il corpo, il respiro, il pensiero e lo spazio interiore nel quele la paura appare.
Il ricordo di sé introduce una distanza creativa. Tra ciò che accade e la nostra risposta si apre un intervallo. In quell'intervallo può nascere una scelta consapevole. Non siamo ancora liberi in senso assoluto, ma cominciamo a sottrarci alla meccanicità. Il nostro modo abituale di vivere viene illuminato dall'attenzione , e ciò che prima sembrava inevitabile diventa osservabile.
Ma la ricerca di sé richiede anche una certa sofferenza . Vedere davvero noi stessi significa incontrare aspetti che preferiremmo ignorare: vanità, invidia, bisogno di controllo, desiderio di apparire migliori, dipendenza dal giudizio altrui . Gurdjieff insiste sulla necessità di una "sofferenza volontaria" , cioè sulla capacità di rimanere presenti davanti a ciò che siamo senza fuggire subito nelle spiegazioni, nelle accuse o nelle distrazioni. Questa sofferenza non è sterile . E' il disagio necessario per rompere l'immagine che abbiamo costruito di noi.
In tale cammino , il corpo assume un ruolo fondamentale. Non siamo soltanto pensieri e sentimenti. Il corpo rivela tensioni, automatismi e stati interiori che spesso la mente nasconde: Attraverso l'attenzione al movimento, alla postura e al respiro , possiamo comprendere quanto siamo dispersi. Gli esercizi e le danze sacre associate di Gurdjieff non mirano semplicemente alla disciplina fisica: cercano di unire mente, emozione e corpo in un atto consapevole. Quando le diverse parti dell'essere partecipano simultaneamente , appare una presenza più integra.
Essere la ricerca significa allora non aspettare di travare una risposta definitiva . La domanda " chi sono?" deve rimanere viva, non trasformarsi in una formula . Ogni risposta prematura diventa una nuova maschera. Sono ciò che penso di essere? Sono la mia storia? Il mio ruolo sociale? Le mie ferite? Secondo Gurdjieff , tutto questo appartiene alla personalità , ma non esaurisce l'essere. La personalità è necessaria per vivere nel mondo, ma può diventare una prigione se crediamo che sia tutto ciò che siamo.
Il ricercatore , infine, non è un eroe isolato . Ha bisogno di disciplina , di confronto e spesso di una scuola o di una comunità capace di restituirgli uno sguardo sincero. Gli altri diventano specchi: attraverso le relazioni scopriamo le nostre reazioni automatiche , le nostre pretese e le nostre fragilità. Anche il conflitto, se osservato con onestà, può trasformarsi in materiale di lavoro.
La ricerca di noi stessi , è dunque un passaggio dal vivere " come una macchina " al diventare gradualmente essere presenti. Non si tratta di costruire un'immagine spirituale di sé, ma di riconoscere la propria frammentazione e lavorare per unificarsi. Siamo la ricerca perchè nessuno può compierla al nostro posto; siamo il ricercatore perché ogni passo ci modifica. E forse ciò che cerchiamo non è qualcosa di nascosto in un luogo lontano , ma la presenza che emerge quando smettiamo , anche solo per un istante, di fuggire da noi stessi, da ciò che crediamo di essere, per ascoltare ciò che siamo davvero.
Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita.
Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.
Se vuoi saperne di più scrivi a :
mariaselvy@libero.it
Il mio percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.
Attribuzione
I testi sono di mia creazione. E' vietata qualunque forma di divulgazione senza autorizzazione
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