L'intimità non è soltanto piacere. 

                                        E' verità  

                   L'intimità non ti completa. Ti rivela.  

 Viviamo in un tempo in cui la parola "intimità " viene spesso associata al desiderio, alla vicinanza dei corpi, alla complicità di una notte o alla promessa di una relazione capace di colmare ogni vuoto . Eppure l'intimità è molto più profonda del piacere che può offrire . Il piacere appartiene al momento; l'intimità , invece, appartiene alla verità. Non si limita a farci stare bene: ci mette davanti a ciò che siamo. 

L'intimità comincia quando smettiamo di recitare. 

Fuori da noi, impariamo presto a costruire immagini: la persona forte, indipendente, sicura; quella che non ha bisogno di nulla e non teme niente. Indossiamo ruoli per essere accettati, desiderati, approvati. Anche nelle relazioni possiamo continuare a proteggerci dietro versioni addomesticate di noi stessi. Mostriamo ciò che pensiamo possa essere amato e nascondiamo ciò che temiamo possa allontanare l'altro.

Ma l'intimità autentica non si accontenta delle maschere . Le attraversa. Essere intimi significa permettere a qualcuno di vedere anche le zone meno ordinate della nostra interiorità: le paure, le contraddizioni , le ferite, i bisogni che ci imbarazzano , i desideri che non sappiamo spiegare. Significa dire: " questa sono io" , senza la garanzia del piacere, senza il controllo sul giudizio dell'altro. E' un atto di coraggio, perchè esporsi davvero significa accettare la possibilità di essere feriti. 

Per questo l'intimità non coincide necessariamente con la vicinanza fisica. Si può condividere un letto e rimanere lontanissimi. Si possono conoscere i gesti dell'altro, il suo corpo , le sue abitudini, e non avere mai incontrato davvero la sua anima. Al contrario, a volte basta una conversazione sincera, uno sguardo che non fugge, una presenza capace di ascoltare senza correggere , per creare una vicinanza più profonda di qualunque contatto.

Il corpo può aprire una porta, ma è  la verità  a renderla una casa.

L'intimità non ti completa. Questa è una illusione tra le più seducenti che abbiamo ereditato : l'idea che esista qualcuno destinato a riempire le nostre mancanze, a guarire ogni ferita, a trasformare la nostra solitudine in pienezza permanente. Pensare così significa consegnare all'altro un compito  impossibile. Nessuna persona può diventare la risposta definitiva a tutte le nostre domande. Nessun amore può sostituire il rapporto che abbiamo con noi stessi. 

L'altro non arriva per completarci , ma per incontrarci. 

E incontrarsi davvero non significa fondersi fino a perdere la propria identità. Significa rimanere distinti, portando nella relazione due mondi interi, due storie , due libertà. Una relazione sana non cancella le differenze: le rende abitabili. Non chiede di rinunciare a sé per essere amati, ma invita a cnoscersi con maggiore onestà.

In questo senso, l'intimità ti rivela.

 

 

Ti mostra quanto desideri essere visto e quanto , allo stesso tempo, temi di esserlo. Ti fa scoprire i modi in cui cerchi approvazione , le difese che costuisci, le ferite che ancora orientano le tue scelte. Rivela la tua capacità di fidarti , ma anche il tuo bisogno di controllo. Ti mette in contatto con la parte di te che chiede amore e con quella che , per paura di soffrire, preferirebbe non avere bisogno. 

L'intimità è uno specchio, ma non uno specchio crudele. Non serve a condannarci: serve per renderci consapevoli, visibili, prima a noi stessi e poi all'altro. 

Quando qualcuno ci ascolta davvero, possiamo finalmente ascoltare noi stessi. Quando ci sentiamo accolti senza dover dimostrare nulla, iniziamo a distinguere ciò che siamo da ciò che abbiamo imparato a essere. La presenza dell'altro può diventare uno spazio in cui le nostre verità smettono di sembrare difetti. 

Naturalmente , non ogni esposizione è intimità. Raccontare tutto subito, senza confini, non significa essere autentici. La vera intimità ha bisogno di tempo, rispetto e reciprocità. Non nasce dalla presunzione , né dalla curiosità invadente. Cresce dove esiste sicurezza: nella possibilità di parlare senza essere umiliati, dire no senza essere puniti, di cambiare idea senza perdere l'amore dell'altro.

Essere intimi significa anche saper ascolatre . Non soltanto aspettare il proprio turno per parlare, ma lasciare che l'altro esista senza ridurlo alle nostre aspetattive. Significa non usare le sue vulnerabilità contro di lui o lei, non trasformare una confessione in un'arma, non confondere la sincerità con il diritto di ferire. 

La verità , infatti, non è brutalità . E' cura. 

In una relazione intima possiamo scoprire che il piacere più grande non è l'euforia dell'inizio , né la fusione dei corpi, né la certezza di non essere soli. E' la libertà di poter essere presenti, interi, imperfetti. E' sapere che non dobbiamo continuamente conquistarci il diritto di restare. 

L'intimità non elimina la paura: ci insegna a non lasciarele decidere tutto. Non cancella la solitudine : la rende meno vuota.Non ci completa: ci restituisce a noi stessi, più consapevoli , più veri, forse anche più vulnerabili. 

E' proprio per questo più vivi.

Perchè quando qualcuno ci vede davvero, non diventiamo  un'altra persona. Diventiamo , finalmente , più fedeli a ciò che siamo .  

                Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita. 

                                    Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.


             Se vuoi saperne di più scrivi a :
             mariaselvy@libero.it
 
 
 
       Il mio   percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.
                

Attribuzione

I testi sono di mia creazione. 
E' vietata qualunque forma di divulgazione senza autorizzazione 

 

 


 

Commenti

Post più popolari