Differenza tra gioia di Esistere e la gioia di Essere. 



C'é una differenza sottile , eppure immensa, tra la gioia di esistere e la gioia di essere. 
A prima vista possono sembrare la stessa cosa: entrambe parlano di vita, di felicità, di pienezza. 
Ma se ci fermiamo ad ascoltarci davvero, nel silenzio che precede ogni parola e ogni desiderio , scopriamo che provengono da luoghi profondamente diversi. 

La gioia di esistere é spesso legata al movimento della vita esteriore. E' il piacere di sentirsi vivi attraverso le cose: un viaggio, un incontro, un successo, un corpo sano, uno sguardo che ci desidera, un progetto che finalmente si realizza. E' la gioia che nasce quando qualcosa accade e ci conferma che siamo qui, presenti , visibili, coinvolti nel grande flusso dell'esistenza. 

Non c'é nulla di sbagliato in questa forma di gioia .Essa può essere luminosa, intensa, persino necessaria . Ci ricorda che abbiamo sensi, emozioni, possibilità. Ci invita a gustare il mondo: il profumo della pioggia , la voce di una persona amata, la luce del mattino , il calore di una mano stretta nella nostra. Tuttavia proprio perché dipende da ciò che accade , la gioia di esistere é fragile in se stessa. Ha bisogno di essere alimentata in continuazione. Cerca occasioni , conferme, novità . 
E quando un legame si spezza o un sogno svanisce , può trasformarsi rapidamente in vuoto. 

E' qui che l'anima bramosa di vita corporea comincia ad ingannarci.

L'anima , identificata con il corpo , con il nome, con il ruolo e con la storia personale, crede che vivere significa accumulare esperienze. Crede che più intensamente si possiede, più intensamente si é. Cerca emozioni per non sentire il silenzio , cerca relazioni per non incontrare la propria solitudine, cerca approvazione per non sentire il dubbio di non valere abbastanza. Insegue la gioia di esistere perché teme, nel profondo, che senza il rumore delle cose non rimanga nulla. 

Ma ciò che rimane é proprio ciò che conta. 

La gioia di Essere non nasce da un evento. Non dipende da ciò che abbiamo ottenuto, da come siamo guardati, da quanto siamo giovani, forti, ricchi o amati. Non ha bisogno di dimostrare niente . Non é euforia, non é eccitazione, non é il picco momentaneo di una felicità conquistata. E' una pace viva. E' una presenza piena. E' la percezione semplice radicale di essere, prima ancora di  essere qualcuno.

La gioia di essere si manifesta quando smettiamo , anche solo per un attimo di rincorrere noi stessi.

Accade nei momenti più inattesi: quando osserviamo il cielo senza pensare nulla ; quando respiriamo profondamente e sentiamo che, nonostante tutto , siamo qui. Non soltanto vivi nel senso biologico del termine , intimamente presenti .In quei momenti non abbiamo bisogno che il mondo ci aggiunga qualcosa. Non perché il mondo non sia bello, ma perché sentiamo che la nostra essenza non é incompleta. 

La gioia di essere é la gioia che l'anima conosce da sempre.

Non l'anima inquieta che  , desidera possedere trattenere e affermarsi; ma l'anima profonda, quella che non si riduce alle paure e alle aspirazioni del personaggio che interpretiamo ogni giorno. Questa anima non ha bisogno di correre. Non chiede di essere riconosciuta perché già sa di appartenere alla vita .Non pretende garanzie, perché trova la sua dimora nel presente.  
Esistere significa apparire nel mondo : avere un corpo, un tempo , una storia. Essere significa dimorare in ciò che non passa , pur attraversando tutto ciò che passa. Esistere ci espone al cambiamento ; essere ci radica nell'essenza. Esistere ci pone davanti alla nascita e alla morte; essere ci apre a una dimensione in cui la vita non é solo successione di giorni, ma presenza senza confini. 

Forse l'inganno consiste proprio nel credere che la vita ci  appartenga. La vita corporea ci offre esperienze meravigliose , ma non può essere posseduta. Il corpo cambia, si stanca, desidera, invecchia. Le situazioni mutano. Le persone entrano e escono dalla nostra storia . Se fondiamo tutta la nostra felicità su ciò che muta, saremo inevitabilmente in balia della perdita. 

La gioia di essere, invece, non nega la perdita: la attraversa . Non dice che il dolore non esiste , ma non permette al dolore di cancellare il senso profondo della nostra presenza. Anche nel lutto, nella delusione, nella malattia, può esistere un punto silenzioso in noi che non viene distrutto .Un luogo interiore che continua a respirare, a osservare ,ad amare. 


Questa non é indifferenza . Non é fuga dalla realtà. Al contrario, é il modo più vero per incontrarla. 

Chi vive soltanto la gioia di esistere può diventare dipendente dalle circostanze. Ha bisogno che tutto vada bene per sentirsi vivo. Chi scopre la gioia di essere può vivere in pienezza ogni cosa senza esserne schiavo. Può godere di un tramonto , senza disperarsi quando il sole cala. Può amare profondamente , senza trasformare l'amore in possesso. Può desiderare, senza essere divorato dal desiderio.Può agire nel mondo , senza smarrirsi nel bisogno di vincere. 

La vera gioia non é quella che grida "ho ottenuto ciò che volevo ". E' quella che sussurra : " Sono qui". Non é l'ebbrezza di avere di più , ma la gratitudine di riconoscere ciò che già é . Non é la conquista di una vita perfetta, ma la scoperta che , sotto la superficie imperfetta della nostra esistenza , c'é la sorgente che non si esaurisce. 

Per ritrovare questa gioia occorre forse prima imparare a sostare. Sostare prima di reagire, prima di cercare, prima di giudicare. 
Sostare nel respiro. 
Sostare nel corpo senza identificarci completamente con esso. Sostare nella domanda senza volerla subito risolvere. 

Allora comprendiamo che non siamo soltanto i nostri pensieri , le nostre ferite, le nostre ambizioni. Siamo anche lo spazio in cui tutto questo appare. Siamo la coscienza che osserva la paura senza esserne interamente posseduta. Siamo la presenza che resta quando le definizioni cadono.

La gioia di esistere può essere splendida , ma é una gioia che viene e va. 
La gioia d'essere é  meno appariscente , e proprio per questo più profonda . 
Non dipende dalla fortuna , dall' età o dalle circostanze.E' la gioia dell'anima che si riconosce non come ospite smarrita nel mondo, ma come parte viva e inseparabile del mistero dell'essere. 

E quando questa  gioia affiora , anche per un solo istante , non abbiamo più bisogno di fuggire dalla vita  ne di afferrarla con disperazione . Possiamo finalmente viverla. 
La gioia di esistere ci seduce e ci illude, ma non appaga completamente perché non raggiunge la radice dell'anima. La gioia di essere é una esperienza interiore che nasce dalla consapevolezza di sé come entità spirituale e immortale. Non dipende da ciò che accade all'esterno né dalla quantità di piaceri accumulati , ma dalla pace profonda che si prova nell'accettarsi pienamente , nel riconoscere la propria natura essenziale. Questa gioia é quieta, stabile, eppure potente: illumina anche i momenti più oscuri con una luce che non si spegne. L'anima la conosce perché é parte integrante; é la sua stessa voce nell'intimo , la sua certezza di autenticità. 

Questo tipo di gioia nasce dall'essere presenti. a se stessi, dal  viversi  il momento senza lasciarsi trasportare da ansia,  desideri insoddisfatti. E'  un invito a distaccarsi dalle maschere del corpo dai ruoli sociali per incontrare la verità interiore. Quando l'anima si apre a questa gioia , sperimenta un senso di libertà che nessuna circostanza esterna può togliere. E' una gioia che non svanisce con il tramonto del sole, ma rimane come un bagliore costante nel cuore. 

Ritrovare la gioia di essere significa quindi connettersi con il proprio nucleo spirituale , ascoltare quella voce interiore che spesso é sommersa dal clamore del mondo. Richiede coraggio e silenzio, la capacità di guardarsi dentro senza giudizio, di abbracciare la propria unicità senza paura. E' un cammino che porta a scoprire che la vera ricchezza non sta nelle cose che possediamo , ne nei successi che accumuliamo , ma nella profondità del nostro stesso essere. 

Solo chi riconosce e coltiva questa gioia può sperimentare una felicità duratura , capace di illuminare ogni passo del suo cammino. Perché vivere é inevitabile , ma essere è una scelta preziosa da coltivare tutti i giorni.  

                                           Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita. 

Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.

Se vuoi saperne di più scrivi a :
mariaselvy@libero.it

Il mio percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.

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