L'oscurità non è l'assenza della luce :
è il luogo in cui la luce si prepara a nascere.
Ci hanno insegnato a temere il buio. Da Bambini, lo associavamo a ciò che non potevamo vedere: il mostro sotto il letto, il rumore dietro la porta, le ombre che si allungavano sulle pareti. Crescendo , abbiamo continuato a chiamare "oscurità" tutto ciò che ci spaventava : una perdita, un fallimento, una malattia , un'attesa senza risposte, una strada che improvvisamante smette di mostrare la propria direzione.
Eppure l'oscurità non è soltanto il luogo della paura. Non è il vuoto sterile, né una condanna immobile. L'oscurità è il grembo invisibile nel quale qualcosa si prepara a nascere.
Prima dell'alba, il cielo è scuro. Prima de germoglio, il seme rimane sepolto. Prima di pronunciare una parola , il pensiero attraversa il silenzio. Ogni nascita autentica avviene lontano dagli occhi , in una profondità che non possiamo controllare, spesso neanche comprendere.
La notte non chiede al seme di dimostrare che diventerà albero. Gli offre soltanto il tempo , l'umidità e il silenzio necessari per cominciare. Così anche noi, nei periodi più oscuri della nostra vita , potremmo non essere chiamati a possedere subito una risposta. Forse ci viene chiesto di resistere abbastanza da permettere alla risposta di formarsi.
Viviamo in un'epoca che esalta la visibilità . Dobbiamo mostrare risultati, sorrisi, traguardi, certezze. Ci viene fatto credere che tutto debba essere immediatamente chiaro , produttivo, condivisibile. Ma la vita non procede sempre alla luce del sole. Esistono stagioni in cui non possiamo esibire nulla, perchè il cambiamento importante sta avvenendo sotto la superfice.
E' durante queste stagioni che impariamo ad acoltare ciò che il rumore aveva soffocato. Nel silenzio dell'oscurità emergono domande essenziali : che cosa desidero davvero? Quali sogni appartengono a me e quali ho ereditato dagli altri? Che cosa devo lasciare andare? Chi sono quando nessuno applaude?
Non sono domande comode. A volte aprono ferite che avremmo preferito ignorare. Ma proprio in quelle crepe può penetrare una luce nuova, diversa da quela che conoscevamo . Non è la luce abbagliante delle risposte facili, bensì una luminosità discreta, capace di accompagnare senza cancellare ogni ombra.
Perchè la luce non sempre arriva come un'esplosione . Talvolta nasce lentamente: in un gesto gentile, in una telefonata inattesa, nella decisione di alzarsi dal letto, nel coraggio di chiedere aiuto. Può avere la forma di una pagina scritta dopo mesi di silenzio , di un periodo concesso , di una porta chiusa finalmente senza rimpianto. All'inizio è quasi impercettibile, ma possiede una forza profonda : quella di chi ha conosciuto il buio e non lo confonde più con la fine.
Anche le stelle ci ricordano qualcosa. Le vediamo soltanto quando il cielo si oscura. Non significa che prima non esistessero; semplicemente, la luce del giorno le rendeva invisibili. Forse molte delle nostre risorse più preziose sono così : presenti da sempre, ma riconoscibili soltanto quando tutto il resto si attenua. La pazienza, la resilienza, la compassione, la creatività : spesso scopriamo di possederle non nei giorni facili, ma quando siamo costretti a cercare dentro di noi un punto da cui ripartire.
Questo non significa romanticizzare il dolore. Ci sono oscurità che feriscono profondamente e che non dovremmo affrontare da soli. Chiedere sostegno non è una debolezza : è una forma di luce. A volte la prima scintilla nasce proprio dall'incontro con qualcuno disposto a rimanere accanto a noi senza pretendere di illuminarci interamente, senza giudicare la nostra lentezza, senza imporre una guarigione immediata.
L'oscurità allora , non va cercata né celebrata. Va attraversata con rispetto. Possiamo riconoscere la sua durezza senza negare la possibilità che , al suo interno, stia prendendo forma qualcosa. Non ogni sofferenza produce automaticamente saggezza; siamo noi , con il tempo e l'aiuto necessario, a trasformare ciò che ci è accaduto in consapevolezza, scelta, direzione .
Forse maturare significa anche smettere di pretendere che la luce sia sempre davanti a noi. A volte è dietro, come una memoria di ciò che samo stati . A volte è accanto , nella presenza di chi cammina con noi. E a volte è dentro il buio stesso, ancora piccola, ancora invisibile, ma già viva.
Quando attraversiamo una notte , non dobbiamo convincerci che tutto andrà bene. Può bastare ricordare che la notte non è eterna. Possiamo procedere lentamente , un passo alla volta, lasciando che gli occhi si abbituino all'ombra per entrare nella luce. Dopo un pò scopriamo particolari che prima non vedevamo: il profilo di una strada , una mano tesa, un chiarore lontano.
E quando finalmente sorgerà l'alba , forse capiremo che la luce non è arrivata per salvarci dall'esterno. Si è preparata in noi, proprio mentre pensavamo di essere perduti. Era presente nel desiderio di continuare, nella speranza fragile che abbiamo abbandonato, nella parte di noi che , anche senza sapere come, ha contiunato a custodire il futuro.
L'oscurità non è assenza della luce.
E' il luogo segreto in cui la luce raccoglie le prprie forze , prende forma e impara a brillare.
Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita.
Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.
Se vuoi saperne di più scrivi a :
mariaselvy@libero.it
Il mio percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.
Attribuzione
I testi sono di mia creazione. E' vietata qualunque forma di divulgazione senza autorizzazione
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