Il Conte di Montecristo 

                    Percorsi di ricerca interiore  

 

 

A prima vista , Il Conte di Montecristo romanzo scritto, tratto da una storia vera da Alexandre Dumas e il pensiero di Gurdjieff appartengono a universi lontanissimi . Da una parte c'è un romanzo d'avventura , fatto di tradimenti , prigionia, ricchezza e vendetta; dall'altra , un insegnamento spirituale che invita l'essere umano a risvegliarsi dal sonno della coscienza ordinaria. Eppure , al centro di entrambe le esperienze si trova lo stesso grande tema: la trasformazione dell'uomo attraverso una crisi radicale.

Edmond Dantès , giovane marinaio ingenuo e fiducioso , vive inizialmente in uno stato che, con il linguaggio di Gurdjieff, potremmo definire meccanico.Egli è trascinato dagli eventi , si affida agli altri, accetta il mondo così com'è e non sospetta le forze nascoste che lo governano. Il tradimento di Danglars, Fernando e Villefort lo precipita nel carcere di castello d'If , dove la sua identità viene spezzata. La prigionia rappresenta una morte simbolica : Il vecchi Edmond fiducioso e timoroso di Dio scompare, lasciando spazio a un uomo nuovo, più sicuro di se e però guidato dalla vendetta. 

Anche nel  percorso descritto da Gurdjieff il risveglio nasce spesso da una frattura. L'essere umano comune vive immerso nell'automatismo : pensa, desidera e agisce senza una reale consapevolezza . Solo un urto, una sofferenza o una crisi possono costringerlo a osservare se stesso . Il dolore, in questa prospettiva , non è semplicemente un evento negativo, ma può diventare un'occasione di trasformazione . La prigione di Dantès, pur essendo concreta, assume dunque un valore interiore : è il laboratorio oscuro nel quale egli viene costretto a conoscersi e a ricostruirsi.  

L'incontro con L'Abate Faria svolge una Funzione simile a quella del Maestro nel cammino gurgjieffiano . Faria non si limita a offrire a Edmond una via di fuga : gli dona un'educazione , una nuova visione del mondo e gli strumenti per comprendere le cause di ciò che gli è accaduto, del perchè si trova lì . Gli insegna lingue, scienze, storia, strategia e , sopratutto, a pensare.Prima di incontrarlo Dantès possiede energia e bontà, ma non consapevolezza, dopo , diventa capace di leggere le intenzioni degli uomini e i meccanismi della realtà . 

Per Gurdjieff , tuttavia , l'insegnamento non serve soltanto ad accumulare conoscenze . Il vero Maestro deve aiutare il discepolo a separarsi dalle proprie illusioni e a sviluppare una presenza più autentica. Faria svolge proprio qesto ruolo : non sostituisce Edmond , ma lo prepara a diventare responsabile della propria trasformazione . La sua morte , inoltre , costringe Dantès ad agire autonomamente . Come spesso accade nel cammino interiore, il Maestro può indicare la strada, ma non percorrerla al posto  del cercatore. 

La fuga e la nascita del Conte di Montecristo segnano una seconsa fase : quella della ricostruzione di un nuovo io. Dantès non torna semplicemente a essere l'uomo di prima ; crea una personalità molteplice, capace di assumere identità diverse. Diventa il Conte di Montecristo , L'abbate Fusoni, Lord Wilmore e altri personaggi ancora . Questa capacità di cambiare volto può ricordare l'idea gurdjieffiana secondo cui l'uomo ordinario non possiede un io unico , ma una moltitudine di "io" mutevoli e contraddittori. 

La differenza è che Edmond controlla consapevolmente le proprie maschere , mentre l'uomo comune , secondo Gurdjieff , ne è dominato senza accorgersene . Il Conte di Montecristo utilizza le identità come strumenti; gli altri personaggi invece sono prigionieri dei loro ruoli sociali delle ambizioni e delle passioni. Montecristo sembra rappresentare un individuo che ha raggiunto una straordinaria padronanza di sé, anche se questa padronanza resta ambigua , perché è ancora orientata dalla vendetta. 

Il tema della vendetta costituisce infatti il punto più problematico del confronto. Dantès crede di assumere il ruolo della Provvidenza : non si limita a punire i colpevoli , ma organizza per loro una sorta di destino. In questo senso , egli supera la condizione della vittima e diventa autore della propria storia . Tuttavia , la sua vendetta rivela anche un nuovo legame. Sebbene sia libero fisicamente , Edmond resta ineteriormente dipendente dai suoi nemici . Essi continuano a occupare il centro della sua mente. 

 Qui emerge una lezione profonda vicina a Gurdjieff : non basta cambiare le circostanze esteriori per essere liberi. Si può possedere ricchezza , potere e intelligenza , rimanendo schiavi dell'odio, dell'orgoglio o del desiderio di compensazione. Il Conte ha conquistato il mondo , ma deve ancora conquistare se stesso. La sua evoluzione non è conclusa , perché la vendetta rischia di trasformarsi in un altro automatismo. 

La sofferenza degli innocenti , sopratto di Edwars e di Valentine, provoca in Edmond una crisi decisiva. Egli comprende di aver oltrepassato un limite: nel tentativo di ristabilire la giustizia , ha prodotto dolore anche dove non lo desiderava. Questa consapevolezza incrina la sua certezza di essere uno strumento infallibile della Provvidenza. E' il momento in cui il vendicatore comincia a riconoscere la propria ombra. 

Nel linguaggio di Gurdjieff , tale passaggio potrebbe essere letto come un momento di autentica auto-osservazione . Edmond è costretto a vedere non soltanto ciò che gli altri gli hanno fatto , ma ciò che egli stesso è diventato. La conoscenza di sé non coincide con l'immagine eroica che ci costuiamo; richiede il coraggio di riconoscere le proprie contraddizioni, le proprie illusioni e le conseguenze delle proprie azioni. 

Il romanzo si chiude con Montecristo che rinuncia in parte al controllo assoluto e lascia spazio all'incertezza. La sua partenza insieme a Mercedes  non rappresenta una soluzione definitiva, ma l'inizio di un cammino più umano. Edmond non è più soltanto prigioniero innocente né il giudice onnipotente: è un uomo che ha attraversato il dolore, il potere, la vendetta e il rimorso. 

Il legame più profondo tra Dumas e Gurdjieff consiste dunque nell'idea che l'identità non sia un dato immutabile , ma una conquista . Il vero viaggio non è quello geografico che conduce Edmond dal carcere all'isola di Montecristo , bensì quello interiore che lo conduce all'incoscienza alla consapevolezza . Tuttavia , il romanzo mostra anche che il risveglio è fragile : liberarsi dalle catene esteriori non significa automativcamente liberarsi da quelle interiori. 

Edmond Dantès diventa così la figura di un cercatore incompiuto . Ha imparato a trasformarsi, a osservare il mondo a dominare le proprie maschere ; deve ancora imparare ad abitare se stesso senza essere dominato dalla vendetta . Proprio in questa imperfezione risiede la sua forza narrativa: il Conte di Montecristo non è soltanto un eroe che si ricostruisce , ma un uomo che scopre quanto sia difficile , e necessario , diventare veramente se stesso  

 

                                           Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita. 

Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.

Se vuoi saperne di più scrivi a :
mariaselvy@libero.it

Il mio percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.

Attribuzione

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In questo caso mi sono avvalsa dell'aiuto dell'AI 
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