"Diminuisci a ogni  istante te stesso, se vuoi giungere a Dio. 

                         Quando non restano più né tu né Lui. 

                        Egli si manifesterà svelato di dualità .

          La parola di colui che è nell'unione ci porta all'unione. 

                 Chi è nella separazione a questa ci conduce. "

                                                                                                   Rumi  

                         " Diminuisci a ogni istante te stesso, se vuoi giungere a Dio. "

Questa frase del Maestro Rumi non è un invito a disprezzarti, a negare la tua dignità o a fuggire dalla vita. Ti chiede qualcosa di più sottile e radicale: lasciare cadere l'immagine che hai costruito di te. Il personaggio che difendi, il nome che vuoi affermare, le ragioni con cui cerchi di avere sempre l'ultima parola, le ferite che continui a raccontarti come se fossero la tua identità. Tutto questo non è il tuo essere più profondo . E' soltanto ciò che hai accumulato intorno a esso. 

Diminuisci , dunque . Non nel valore, ma nell'ego. Non nella Presenza , ma nella pretesa. Non nell'amore che meriti , ma nel bisogno di essere riconosciuto. Ogni volta che rinunci a una vanità , si apre uno spazio. Ogni volta che smetti di difenderti inutilmente , il  cuore respira. Ogni volta che ascolti senza preparare una risposta , qualcosa in te si fa silenzioso. Ed è proprio nel silenzio che può apparire ciò che la confusione nasconde. 

Finché rimangono "io" e "Dio" come due realtà separate , la distanza sembra reale. Da una parte ci sei tu, con le tue parole i tuoi desideri e le tue domande ; dall'altra immagini Dio come un essere lontano, da raggiungere attraverso sforzi , meriti o pratiche . Ma l'unione non è un viaggio verso un luogo distante. E' il riconoscimento di una presenza che non ti hai mai abbandonato.

 "Quando non restano più ne tu né Lui" , non significa  che tutto scompare nel nulla. Significa che cadono le immagini separate . Non resta più i piccolo "io" che pretende di possedere Dio , ne un Dio ridotto a concetto , proiezione o ricompensa. Rimane la realtà nuda , svelata dalla dualità: una vita indivisa, unita, un'intimità che non ha bisogno di essere nominata per essere vera. 

                  L'unione non si conquiesta ; si svela quando smetti di ostacolarla.  

Per questo la parola di colui che è nell'unione conduce all'unione . Non perché sia più eloquente , dotto o auterevole , ma perché nasce da una sorgente pacificata. Chi parla dall'unità non aggiunge separazione. Le sue parole possono essere semplici, persino imperfette, e tuttavia portano una qualità diversa: non allineano il conflitto , non nutrono l'orgoglio non imprigionano l'ascoltatore in nuove definizioni . Indicano una direzione, ma poi invitano a guardare direttamente. 

Una parola autentica non ti rende dipendente, schiavo di chi la pronuncia. Ti restituisce a te stesso, e oltre te stesso. Non ti dice : " Seguimi , perché possiedo la verità" Ti suggerisce:  " Guarda , ascolta, lascia cadere ciò che ti impedisce di vedere ". Essa non costuisce un piedistallo , ma apre una porta.

Al contrario , chi vive nella separazione conduce alla separazione . Anche quando parla di Dio, può trasmettere competizione, paura e giudizio. Può trasformare la spiritualità in un confronto : puro e impuro , degno e indegno , superiore e inferiore , noi e loro. Le sue parole possono essere corrette , solenni, ricche di citazioni , ma se nascono dall'ego producono altro ego. Se nascono dalla paura , diffondono paura. Se cercano potere, rendono l'ascoltatore più dipendente e meno libero.  

Non basta parlare dell'unità : bisogna dimorare , almeno per un istante, nella sua verità. La presenza di una persona rivela ciò che le parole tentano di nascondere . Accanto a chi è realmente in pace, senti che non devi diventare qualcun altro. Non sei costretto a dimostrare, a difenderti , a conquistare un posto. 

                                                 La sua libertà ti ricorda la tua.  

Questo cammino richiede umiltà , ma non umiliazione. L'umiltà non consiste nel dire " non valgo nulla". Consiste nella giusta posizione, nel non occupare tutto lo spazio . Significa lasciare che la realtà sia più grande delle tue opinioni , che l'altro sia più vasto dell'immagine che hai, che Dio non venga rinchiuso nelle tue formule e nelle tue forme. 

Diminuisci ogni giorno un poco: una reazione in meno , una pretesa in meno, un giudizio sospeso , un bisogno di avere ragione lasciato andare. Non per diventare vuoto , ma per diventare trasparente. Il sole non deve fabbricare la luce:  deve soltanto attraversare ciò che non la blocca.

 Forse giungere a Dio significa proprio questo. scoprire che non sei mai stato veramente lontano, ma soltanto occupato a difendere la distanza. Quando l'io si fa più lieve, quando persino l'idea di raggiungere Dio si dissolve ciò che resta non ha bisogno di essere cercato.E' qui prima di ogni parola e oltre ogni separazione. 

E allora la tua vita stessa diventa un insegnamneto . Non perchè tu possiada qualcosa da trasmettere , ma perchè , diminuendo , lasci apparire una  Presenza. Le tue parole conducono all'unione quando non parlano più soltanto di te. Il tuo silenzio conduce all'unione quando non è chiusura , ma apertura . 

Scomparire , in questo senso , non è morire: è smettere di vivere come un'isola. E' lasciare che il confine si faccia sottile , fino a riconoscere che l'amore che cercavi non era davanti a te , ma respirava già dentro ogni cosa, anche dentro di te.   

 

                                          Dedico questo scritto a mio marito Manrico, l'amore della mia vita. 

Ricordate: C'è una voce dentro di voi che non usa parole: Ascoltatela.

Se vuoi saperne di più scrivi a :
mariaselvy@libero.it

Il mio percorso personale continua perché credo che non si finisca mai di imparare e perché il passare del tempo e l'avvicendarsi dell' età richiedono, per vivere bene, la conoscenza più profonda di me stessa.
Per condividere le mie esperienze e metterle a servizio anche degli altri ho creato :
Meditare : amarsi in un respiro.

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